martedì 28 settembre 2010

Represiòn de “attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”

[en doble lengua gracias a mi companero de piso Mario]

En mayo de 2010, el Senado italiano aprobó, dentro del “paquete de seguridad "(DDL 733), entre otras, una enmienda del Senador D'Alia (UDC, partido de la oposición), el artículo 50 bis: la represión de la actividad de la apología o incitar a otros a cometer un crimen llevado a cabo a través de Internet. El texto dice que el Ministerio del Interior, puede imponer por decreto la interrupción de la actividad informática, por ejemplo de un blogger, mandando a los providers (proveedores de conexión a Internet) para filtrar los contenidos considerados criminales. Si la tarea de filtrado no se realiza en el plazo fijado en 24 horas, da lugar a una multa pagada por el proveedor de 50.000 a 250.000 euros. Para los bloggers en lugar de enfrentarse a un castigo de uno a cinco años por el delito de incitación y apología del delito, y una pena de seis meses a cinco años por incitación a la desobediencia de las leyes de orden público o el odio entre las clases sociales. ¿Pero que medida se puede ejecutar en estos crímenes por escribir en un blog? Se deja un margen para las interpretaciones preocupantes :para algunos se correría el riesgo de incurrir en un delito sólo por haber criticado en su página una ley considerada injusta. Muchos consideran que es una forma del Gobierno Italiano para hacer frente a la actividad de cientos de bloggers que en los últimos años han descubierto muchos casos perjudiciales para los gobernadores (como el fenómeno que se convirtió en "elecciones" del blog del humorista Beppe Grillo) .


Fuentes:
http://gruppodellozuccherificio.org/
http://mobile.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emend&leg=16&id=391198&idoggetto=413875 (el texto completo de la ley)


Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet.
Nel maggio 2010 il senato italiano ha approvato, all’interno del cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.l. 733), tra gli altri un emendamento del senatore D’alia (UDC, partito all’opposizione), l’articolo 50bis : repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet. Il testo dice che il ministero dell’interno, su sollecitazione dell’autorità giudiziaria, può imporre con un decreto l’interruzione dell’attività informatica, per esempio di un blogger, ordinando ai provider (i fornitori della connettività internet) di filtrare quei contenuti ritenuti criminosi. Se l’attività di filtraggio non è eseguita nel limite di tempo stabilito in 24 ore, ciò comporta una sanzione amministrativa a carico dei provider da euro 50.000 a euro 250.000. Per i blogger invece si prospettano pene da uno a cinque anni per i reati di istigazione a delinquere e apologia di reato, e una pena ulteriore da sei mesi a 5 anni per istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Ma come si puo incorrere in questi reati scrivendo un blog? Il testo lascia spazio a interpretazioni preoccupanti:secondo alcuni si rischierebbe di incorrere nella giustizia solo per aver contestato sulla propria pagina una legge considerata ingiusta. Molti lo ritengono un modo del governo italiano per fare fronte all’attività di centinaia di blogger che è esplosa negli ultimi anni e ha portato alla luce molti casi di mal governo (come il fenomeno diventato poi “elettorale” del blog del comico Beppe Grillo).

Nessun commento:

Posta un commento