articolo per il secondo numero di Calimero
Ho cominciato a capirlo alle superiori. I prof si lamentavano sempre: gli studenti rientravano in classe troppo tempo dopo il suono della campanella, quella che segnava la fine dell'intervallo. Noi (gli studenti) ci lamentavamo che l'intervallo era troppo corto.
E ciò bastava, nessuno nessuno si era mai immaginato uan soluzione: ascoltavamo il prof che si lamentava, ci prendevamo la nota, ci lamentavamo a nostra volta. Poi è successo che un prof, uno dei pochi che mi ha veramente insegnato qualcosa, si è stancato e ha deciso di non tollerare più i nostri ritardi. Non lo sopportava. E cosa ci disse? Che se ritenevamo che l'intervallo fosse troppo corto , "che chiedessimo di farlo allungare, o ne chiedessimo più di uno!". Da semplici studenti facemmo una proposta alternativa all' intervallo classico e alla fine ottenemmo quello che volevamo. Semplicemente immaginando una soluzione e chiedendo di poterla applicare. Mi è capitato lo stesso all'università per una questione altrettanto banale: nelle aule dove seguo le lezioni non arriva il wifi che teoricametne copre tutte le strutture universitarie. Basterebbe una spesa di poche decine di euro.Ho mandato una mail chiedendo se fosse possibile. Mi hanno risposto "Bravo! Bell'idea! Grazie per la segnalazione!" . Questo significa che nessun mio collega studente prima di me aveva, non dico rivendicato un suo diritto (peraltro pagato con le tasse universitarie), ma nemmeno mandato una mail per ricevere spiegazioni. Eppure tutti si lamentano. Ecco allora qual'è, forse, il vicolo cieco da cui paesi come la Grecia e l'Italia non riescono ad uscire: siamo bravissimi a lamentarci di tutto, siamo specializzati nello spaccare vetrine e incendiare macchine, ma non sappiamo formulare le nostre richieste, e soprattuto non sappiamo usare la fantasia. Non sappaimo immaginare le alternative ed è per questo che quando arriva il momento di reclamarle con forza ci viene più facile lamentarci (della politica, delle tasse, dell'università ,della finanza..) senza concludere mai veramente nulla. I ragazzi spagnoli, dopo decenni di immobilità, l'hanno capito: prima di veder collassare il loro paese, hanno pensato un modo nuovo di protestare, sono andati a dormire nelle piazze, hanno inventato delle proposte con cui cercano di reinventare anche la società che scricchiola. Il mio prof era un ex sessantottino, e se c'è qualcosa di quella stagione che si può salvare e ha ancora da insegnarci è lo slogan "l'immaginazione al potere". E allora noi ragazzi Italiani, quando qualcosa non ci va bene, prima di lamentarci, piangere e dare fuoco alle auto, usiamo la fantasia e cominciamo a inventare un futuro che ci piaccia.
lunedì 28 novembre 2011
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