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#2
L’auto accostò. Era un vecchia Ford Fiesta, grigia, modello venditore ambulante da spiaggia. La portiera si aprì. Una figura scura era seduta al volante. Salii a bordo. Senza dire nulla, il pilota mise la prima e partì. Stavamo viaggiando già da alcuni minuti nella nebbia quando venni assalito da un dubbio. Avevo la netta sensazione di essere solo all’interno dell’abitacolo. La presenza alla guida era sparita, non la vedevo nè la percepivo più in alcun modo. Anzi, mi resi conto di essere io stesso seduto al volante. E, cosa che mi stupì ancora di più, sapevo esattamente dove dovevo andare. Ancora una volta fui risvegliato bruscamente dai miei pensieri: sul sedile del passeggero infatti era improvvisamente comparso il cowboy della stazione. Imprecai per lo spavento, persi per un attimo il controllo della Fiesta e dovetti sterzare bruscamente per rimanere in strada. Come se niente fosse, lui esordì dicendo: “Come va, cowboy?”
“Va di merda, accidenti a te, ormai mi fai infilare nel fosso! Già che con questa nebbia non si vede niente! Cowboy poi sarai te, con quel cappello e quella giacca, che lasciatelo dire, non so da dove tu li abbia tirati fuori, ma sono veramente ridicoli!”
Senza scomporsi, ripetè: “Come va, cowboy?”
Capii che con quelle maniere non avrei ottenuto niente, dovevo assecondarlo. Assumendo un tono più pacato risposi:
“B..b..bene, abbastanza bene. Solo che non so dove mi trovo, dove sto andando o perchè lo sto facendo. Sei tu che mi hai fatto salire su quest’auto?”
“Sì”
“Quindi sei tu che mi hai fatto arrivare qui”
“Non esattamente”
“C’entra la Fratellanza Siderale Letteraria vero? Sono loro che mi hanno fatto arrivare qui? Per caso hanno approfittato della mia sbronza di ieri sera e mi sono entrati nel cervello provocandomi questo sogno alcoolico? Oppure mi hanno drogato e buttato sul primo treno? E tu chi sei? Il mio rapitore?”
“Quello che dici non è del tutto vero nè del tutto falso. Sì, sei in una dimensione extrasensoriale. Puoi chiamarla sogno alcoolico, sballo, oppure varco spazio temporale, ma si tratta pur sempre di realtà. Sì, è stata quella che tu chiami Fratellanza Siderale Letteraria a farti arrivare qui, e sì, giuridicamente potrei essere considerato tuo rapitore. Ma in realtà sono qui per aiutarti. Vedi io sono..il tuo angelo custode”
“Ah. Devo ammettere che non ti avrei mai immaginato così”
“Posso assumere molte forme, a seconda del contesto. Se preferisci posso prendere le sembianze del tuo animale totem, o del tuo segno zoodiacale”
“No, no, grazie, non so quale sia il mio animale totem e sono un acquario, non mi piacerebbe molto avere per angelo custode un acquario. Così va benissimo”
“Ti piace? È che ultimamente mi sono appassionato agli spaghetti western”
“Si, si, va bene..torniamo a me..potresti dirmi cosa ci faccio qui e cosa vogliono quelli della fratellanza da me?”
“Ad essere sincero non lo so nemmeno io. L’unica cosa che posso dirti è che ti servirà questa penna” disse porgendomi una semplicissima Bic nera.
“No guarda, io scrivo al pc, è proprio un’abitudine che ho..”
“Ti consiglio di prenderla, capirai quando sarà il momento di usarla. E comunque siamo arrivati”
Effettivamente l’auto si era fermata, o meglio, io avevo parcheggiato davanti a un cancello. Immersa nella buia desolazione della campagna romagnola, una casa spuntava dalla nebbia. Solo la luce gialla che filtrava da due finestre la rendeva individuabile nell’oscurità. Mi rivolsi di nuovo al mio angelo custode.
“Vorrei chiederti un’ultima cosa, una curiosità..tu l’hai mai vista una cowboy femmina?”
Mi girai verso il sedile del passeggero, ma lui era già sparito.


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