Primo capitolo del mio racconto a puntate "LA FRATELLANZA SIDERALE LETTERARIA" pubblicato sulla pagina "scrittura creativa" di attornoalfuoco
Buona lettura
Ero appena arrivato alla stazione. La nebbia avvolgeva ogni cosa. Erano circa le otto di sera, ma sembrava notte fonda. Le poche auto che imboccavano il vialetto non erano distinguibili se non per la forma dei fari, unici occhi che splendevano attraverso le goccioline di umidità. A poche decine di metri, la via trafficata. Stavo aspettando sul marciapiede che mi venissero a prendere. Chi, non lo sapevo. Perchè, per dove, avrei dovuto deciderlo. Per il momento ero solo, con la piacevole sensazione del fresco che mi si stampava in faccia. Mi tolsi la berretta per rinfrescarmi il cervello. La situazione non mi era ben chiara. Qualcosa, dopo un finesettimana di bagordi, mi aveva spinto a prendere il treno per quel remoto paesino disperso tra le nebbie di Romagna. Qualche tempo dopo, incidendo versi con una penna Bic sulla parete del cesso di un centro sociale, avrei compreso. Era stata una forza letteraria, una misteriosa entità che per meglio comprenderci chiamerò Fratellanza Siderale Letteraria, a farmi arrivare in quella fredda umida e nebbiosa stazione ferroviaria. Era la fratellanza che muoveva quella Bic nelle mie mani, era la fratellanza che mi spingeva a scrivere versi notturni alla luce di un Hp portatile. Ma cos'era la fratellanza? Una società segreta di stampo massonico con l'obiettivo di controllare il mondo? Un club di romanzieri maledetti col vizio del bere? Una crew "se ti metti contro il crew nun te passa più"? Una specia di "Forza" tipo quella di Star Wars? Mentre ero perso in queste elucubrazioni, una figura emerse dal buio. Era sul marciapiedi, a un paio di metri da me, tuttavia la nebbia era talmente fitta che non l'avevo visto nè sentito arrivare. Era un uomo sui cinquant'anni, alto, magro, un paio di folti baffi, cappotto lungo di camoscio, cappello da cowboy. Mi si avvicinò, e con voce roca mi disse "come va, cowboy". Lo so che sembra uno stereotipo, ma è così che è andata."ce l'hai da accendere?"mi chiese. Al mio secco "no" tirò dritto per la sua strada, una specie di ghigno sul volto, guardando fisso verso il basso, immerso in chissà quali pensieri. Scomparve di nuovo nella nebbia. Chi era e cosa faceva? Aveva cercato di dirmi qualcosa? Da dove cazzo se ne usciva vestito a quel modo, con quel cappello? Tutto lasciava supporre che fosse appena sceso da un treno, ma qualcosa mi diceva che veniva da molto più lontano, da un qualche luogo dove di certo non si va nè in treno nè in autobus nè in tram. Questi erano pensieri interessanti, dubbi intelligenti, tuttavia mi concentrai su un altro particolare. Mi resi conto del fatto che probabilmente cowboy e cose del genere non fanno parte dell'immaginario femminile. Nel senso che, se un essere umano di sesso femminile si trovasse una sera di novembre sul marciapide di una stazione , la sua immaginazione non le suggerirebbe di certo che dalla nebbia potrebbe uscire un cowboy, o qualcosa che gli somiglia, o che semplicemtne si rivolge agli altri chiamandoli cowboy. Mentre mi perdevo in queste seconde riflessioni, due tubi di luce bucarono l'aria sul vialetto. Erano venuti a prendermi.
CONTINUA..


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